Nel preciso momento in cui scegliete di guardare Atypical state firmando, probabilmente, la vostra personale condanna ad una maratona non-stop di Netflix quasi senza precedenti. Ma tranquilli, niente di negativo in tutto ciò. Perché, oltre a una durata gestibile degli episodi (circa 30 minuti, sembra una sitcom!), che durante la “dipendenza” vi permetterà di mantenere tranquillamente sotto controllo i vostri parametri vitali, c’è una storia importante che difficilmente annoia: sempre riflettendo un perfetto equilibrio tra commedia e drama, le vicende di casa Gardner scorrono in maniera estremamente dinamica, alternando quattro intrecci principali, uno per membro della famiglia.

Ci intrufoliamo nella loro vita e in particolare in quella del protagonista Sam, ragazzo con la problematica dell’autismo, in un periodo di cambiamenti e restiamo ad osservarne gli sviluppi per due, forse tre, o quattro settimane al massimo (davvero non si capisce quanto, ma di sicuro è troppo poco), mentre tutto viene sempre filtrato attraverso la speciale lente del piccolo adulto. E in quella lente a volte ci finiscono i pinguini e il più generale mondo animale per spiegarci cosa si nasconde dietro abitudini, comportamenti e scelte delle persone; altre volte invece ritroviamo “semplicemente” riflessioni profonde ed obiettive sul modo di percepire e considerare le cose («Siamo noi a complicare le situazioni», …), piuttosto che autentici insegnamenti per prendere meglio la vita («La pratica aiuta le persone a migliorare», …).

Sam, insomma, è lì: si trova faccia a faccia con noi spettatori in una sorta di seduta terapeutica privata, e quel ruolo che ci è forse automaticamente assegnato all’inizio (il terapeuta) viene, man mano che scopriamo la “atipicità” del personaggio, messo in dubbio, se non addirittura ribaltato. Perché, bizzarro a dirsi, ma è quasi inevitabile che assistendo alle giornate dei Gardner, tra cene di famiglia, giornate al college, balli scolastici o esperienze di lavoro (mitico Zahid!), presto ci si renda conto che, per stare davvero bene al mondo, proprio i consigli a firma del ragazzo siano quelli più normali e più sul pezzo di tutti.

Volano i diciotto episodi e cosa rimane, vi state forse chiedendo? Beh, al termine di Atypical – che secondo me è quel genere di serie tv che quando sei in pari con gli episodi vorresti addirittura andare oltre – avrete avuto di certo tante occasioni per sorridere e ridere, altrettante per fermarvi un momento a pensare, e forse, ma questo dipende esclusivamente dalla durezza del vostro carattere, anche qualcuna per emozionarvi.
Poco ma sicuro, restano alcuni messaggi di fondo (del tipo che la vita riesce sempre a indicarti la strada o che nessuno alla fine è normale) insieme ad una simpatica convinzione: se idealmente ogni “neurotipico” assomigliasse anche soltanto un po’ a Sam ora ci ritroveremmo a vivere in un mondo talmente diverso da quello attuale da esserne di gran lunga migliore.

In collaborazione con Netflix dipendenti

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